L’inizio della gestione della malattia è fare una diagnosi corretta (Liberman, 2016)

La diagnosi psichiatrica e la valutazione funzionale guidano i trattamenti e la riabilitazione. La diagnosi viene effettuata in accordo ai criteri diagnostici dei due principali sistemi diagnostici internazionali: il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Edizione 5, 2013) Raffaello Cortina Editore, 2014) e il ICD 10 (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems 10th Revision, 2000).

Il Dcreto n. 193 del 29/12/2016 stabilisce che “ai fini dell’appropriatezza di utilizzo delle strutture residenziali psichiatriche, i Piani di trattamento individuali (PTI) dei pazienti proposti dai Centri di Salute Mentale per l’inserimento devono riferirsi a specifici criteri diagnostici, prendendo a riferimento le seguenti diagnosi di inclusione:

  • disturbi schizofrenici,
  • disturbi dello spettro psicotico,
  • sindromi affettive gravi,
  • disturbi della personalità con gravi compromissione del funzionamento
    personale e sociale.

La diagnosi iniziale viene sottoposta a periodiche rivalutazioni, anche tramite l’utilizzo di diverse scale di valutazione specifiche per patologia (ad es., Positive and Negative Syndrome Scale (PANSS), Brief Psychiatric Rating Scale (BPRS), Clinical Global Impression (CGI), Hamilton Rating Scale for Depression (HRSD), Young Mania Rating Scale (YMRS), Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale and Symptom Checklist (Y-BOCS)., Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2-Restructured Form® etc.).

L’utente contestualmente alla ammissione nella struttura viene sottoposto ad una attenta valutazione organica e ad indagini di laboratorio e strumentali (ECG, EEG).

Viene, quindi, prescritta la terapia farmacologica appropriata per il paziente; vengono messe in atto interventi mirati a mantenere un’alleanza terapeutica, a gestire le fasi delle ricadute, ad insegnare l’aderenza ai farmaci, ad ottimizzare la terapia farmacologica tramite il monitoraggio dei sintomi.

La riabilitazione dei pazienti psichiatrici” afferma Libermann “così come quelli con malattie somatiche inizia solo quando la patologia e i disturbi caratteristici della situazione acuta si sono stabilizzati…. “; continua  ”…, la riabilitazione di una persona affetta da schizofrenia ha inizio quando i sintomi psicotici acuti sono rientrati o stabilizzati”. Condizione indispensabile “per consentire ai pazienti di procedere per quanto i limiti delle possibilità dell’individuo di rispondere al training e agli interventi supportivi lo consentano” (Anthony WA – Liberman RP, 1986).


“Vengono, quindi, presi in considerazione oltre alla gravità e complessità del quadro clinico, la compromissione del funzionamento personale e sociale del paziente, da stabilire sulla base di strumenti di valutazione standardizzati (ad es., VFS, BPRS, FPS, VADO), le risorse o potenzialità riabilitative, le resistenze al cambiamento, la stabilità clinica. Le risultanze di tali valutazioni orientano, da un lato,  ull’intensità del trattamento riabilitativo e, dall’altro, sul livello assistenziale e tutelare da prevedere”.(Accordo Conferenza Unificata 17 ottobre 2013 (MIinistero della Salute)