Non è facile sostenere e aiutare le persone che trascorreranno le festività natalizie in una corsia di un ospedale. Il compito dei professionisti sanitari è duplice. Non solo devono agire sulle patologie organiche e psichiche che affliggono i loro pazienti. Devono anche alleviare e sostenere l’inevitabile tristezza che può affliggere i loro assistiti. Lontani dagli affetti dei propri cari, dal clima delle festività; dal calore affettivo e accogliente delle proprie abitazioni, possono essere colti da un senso di vuoto colmato dalla tristezza e della malinconia.

 

Gli operatori sanitari hanno un ruolo importante e fondamentale nel riempire questo vuoto con emozioni positive e consolatorie. Per fare questo devono non solo affidarsi alla loro professionalità, alla loro capacità di avvalersi degli strumenti che hanno imparato a utilizzare.

 

Devono anche affidarsi alla loro umanità e alla loro capacità di empatia e di relazione. Fa parte del loro ruolo e del loro saper alleviare e curare le fatiche fisiche e mentali degli assistiti, assicurandone la dignità.

 

In ogni paziente c’è una storia, una vita fatta di affetti e relazioni, c’è un ruolo sociale e familiare, c’è una dignità da mantenere. I pazienti non sono numero di cartelle o di diagnosi cliniche. Sono persone che soffrono per le loro ferite fisiche e psichiche, che si accentuano durante il loro ricovero ospedaliero durante le festività.

 

Lo slancio terapeutico degli operatori non deve, però,  cadere nella superficialità comunicativa, apostrofando i pazienti con frasi o parole che ne compromettono la dignità. Il tentativo maldestro di entrare in “empatia confidenziale” può far cadere il paziente nella tristezza di un ruolo conquistato durante la vita e ora negato.

 

Il paziente, così, non solo deve ridefinire il proprio ruolo di malato, lontano dai propri affetti particolarmente doloroso durante le festività. Deve combattere anche con la propria fragilità, con un nuovo ruolo che rischia di essere affossato dal paradosso di una comunicazione “affettuosa” e fin troppo confidenziale. Un clima sereno riempito da gesti affettuosi, di una relazione dignitosa, alla pari con l’altro può alleviare la tristezza delle persone che trascorreranno le festività natalizie in un ambiente ospedaliero o residenziale. L’operatore sanitario non avrà la presunzione di colmare e sostituire il ruolo dei cari dei propri assistiti.  Ma avrà un ruolo terapeutico e consolatorio. Quello di essere presente e di condividere con affetto e con una comunicazione attiva il dono della umanità verso l’Altro. L’Altro che ha bisogno di lui e che si può unire a lui in un clima di serenità e di felicità. 

 

Dott. Francesco Franza